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  • Memorie e identita’ del popolo succivese a partire dalla Festa del Protettore

    Premessa

    La festa patronale al SS. Salvatore, per la nostra comunità succivese, ha da sempre rappresentato un momento di fede e tradizione. È in questo momento che la nostra comunità si riconosce fondamentalmente tale ed unita intorno a Gesù Trasfigurato che protegge e salva.

    Avere memoria del proprio passato non è assolutamente un voler distaccarsi dalla realtà quotidiana, attraverso un percorso patetico e nostalgico, facile alla lacrimevole commozione (che comunque di per sé non sarebbe cosa negativa), ma autentica riscoperta di valori di fede Cristiana che portano una comunità come la nostra all'unità ed all'amore fraterno.
    La festa patronale, proprio perché in onore del SS.Salvatore, Gesù Cristo Trasfigurato, deve continuare ad essere, aldilà dei suoi inevitabili cambiamenti nei modi ed usi che avvengono nel corso dei tempi, particolare occasione per tutti di incontro con Lui. È auspicabile quindi:
    • che gli adulti possano riscoprire e rinverdire valori e sentimenti di fede, così tenacemente conservati e trasmessi loro dai propri genitori;
    • che i giovani possano scoprire valori e sentimenti di fede che tanto hanno motivato e motivano i propri genitori intorno alla festa;
    • che le numerose famiglie che, negli ultimi tempi, sono venute ad abitare a Succivo, possano trovare pieno accoglimento nella nostra comunità attraverso la conoscenza di parte della nostra memoria e delle nostre radici, affinché possano pienamente godere della festa patronale e dell'occasione che essa offre in termini di fede e di valori Cristiani.
    Nelle prossime pagine si racconta di un "MIRACOLO".

    Vero Miracolo? - Non è questo l'importante!

    La storia, con tutti i suoi particolari, è vera. Ogni lettore potrà trarne le proprie riflessioni e conclusioni.

    Quello che emerge, che è fondamentale sottolineare, è l'aspetto di questo rapporto intimistico, di singolare complicità con Gesù. Un rapporto riservato, preservato alla divulgazione ed al clamore, per non rischiare di perderlo e per conservarlo sempre nel proprio cuore. Chissà quante di queste storie sono racchiuse nell'intimo dei succivesi?

    Sarebbe bello poterle raccogliere tutte e farne un esempio di vera testimonianza di FEDE in GESU' TRASFIGURATO.
    • Memoria

      Gli umili contadini hanno visto il grano raccolto nelle orcine, ricchezza e sostentamento della famiglia.

      Intanto verdeggia la canapa, verdeggia la vite. Ecco la festa! E' arrivato il momento del meritato riposo, dopo mesi di duro lavoro e di interminabili giornate trascorse nei campi, al freddo ed al sole. Ma soprattutto è arrivato il momento della preghiera e del ringraziamento al Santissimo Salvatore, Cristo Gesù Trasfigurato, per il raccolto fatto ed a farsi. Tutta la comunità s'infervora, febbrilmente si dà gran da fare per prepararsi alla festa: tinteggia la casa, ci si reca dal sarto, va nelle vicine città per l'acquisto dell'agognato abito (nuovo); si prepara altresì a consumare il pranzo della FESTA, per l'occasione, FINALMENTE, composto da varie pietanze: maccheroni di zita conditi da grassa salsa (ò petaccio), anguille è fuoss dell'agro, carni varie, sementi ed arachidi, il tutto innaffiato da quel frizzante e fresco asprino delle grotte del luogo. Frotte di bambini accompagnano la banda musicale, prendono d'assalto le giostrine, le barchette con le chiglie di gomma pronta a frenare l'impeto di spericolati marinaretti.

      Frattanto la Statua del SS. Salvatore è portata a spalla per tutte le vie del paese da devoti forti di fede e dimentichi della durissima, quotidiana fatica. Essa visita case povere e ricche, e tutti, supplici, offrono anche ciò che per loro è l'indispensabile, quale ringraziamento e devozione. L'offerta, attraverso le mani di un addetto (il cucitore), è spillata sulla statua a mò di veste. Ciò che potrebbe riuscire pagano e dissacrante per un cristiano, invece è per i fedeli succivesi la più sincera e autentica manifestazione di riconoscenza verso il Trasfigurato. Il corteo con la statua, con la banda musicale, con il Parroco in testa e con gli addetti alla raccolta offerte, seguito dalla folla numerosa, avanza in processione. E' accolta con fraterna ospitalità dalle tante famiglie che aprono le loro case, mettendo a disposizione di tutti i partecipanti taralli, vino e liquore di rosolio: È IL SEGNO TANGIBILE DI UNA COMUNITÀ CHE VIVE DENTRO I VALORI CRISTIANI DI SOLIDARIETÀ, DI FRATERNITÀ, DI AMORE.

      Sul fare della sera la piazza ed il corso diventano il fulcro della festa; qui la gente si assembra. I più giovani, baldanzosi, si lanciano in nuovi incontri ed amori, che spesso si trasformano in impegni matrimoniali; per altri invece, la festa costituisce l'occasione di incontri con quei succivesi che per motivi di lavoro, vivono in luoghi lontani. Difatti, tornano da tutte le parti del mondo per rivivere il luogo natìo, l'affetto dei parenti e degli amici, dopo un lunghissimo anno vissuto nel grigio e anonimo paese straniero. Uno dei primi emigranti succivesi ad arrivare quasi come un annuncio della festa, così come una rondine per la primavera, era Basilio Di Vilio, detto ò mericano. Un altro ancora era Aniello detto il cesaiolo, e tantissimi altri ancora. Si visita la chiesa, riccamente adornata; le bande suonano delle belle musiche; ci si prende il lusso di sorbire una granita di limone o di mangiare una fettina di spumone, tipico gelato partenopeo, in attesa del rientro in chiesa della statua del SS. Salvatore, totalmente ricoperta dalle offerte dei fedeli.

      Il popolo, tutto, commosso, in quest'ora solenne si unisce intorno al SUO SALVATORE e gli tributa applausi ed ovazioni in una atmosfera surreale di colorati e roboanti giochi pirici. La notte volge all'alba del nuovo giorno. Ancora allegria, ancora poche ore per ritornare alla dura realtà del lavoro, della vita. Questa volta più sereni, più ricchi nello Spirito.
    • SS.Salvatore festa e miracolo pt.1

      E' questa una storia, realmente accaduta, un episodio della vita di un bambino della nostra comunità, di tanti anni fa, circa mezzo secolo, e del suo grande amore per la festa patronale.

      Il suo nome è Nico, un bimbo di circa 8/9 anni, vivacissimo, appartenente ad una famiglia, sì povera, ma estremamente dignitosa, composta da tanti fratelli e sorelle, e guidata dalla mamma Maria, vedova, che praticamente da sola riusciva a tirare, economicamente, avanti la casa, con una piccola attività commerciale. E' il più piccolo dei fratelli, il "cocco" di mamma, protetto e benvoluto da tutti gli altri; a lui era affidato il riscatto culturale e sociale della famiglia, attraverso gli studi. Infatti a scuola ha un buon profitto, grazie ad una intelligenza viva e riflessiva.

      Nel pomeriggio, assolto gli obblighi dei compiti scolastici, è lasciato agli amici ed al libero gioco, che si sviluppa soprattutto nelle partitelle al pallone negli improvvisati campetti di calcio della periferia del paese. Iscritto nell'Azione Cattolica, nella cui sede, in piazza, segue le lezioni di catechismo, spesso partecipa come "chierichetto" alla celebrazione della Santa Messa in chiesa. La religione in famiglia non è molto praticata, ad eccezione della mamma, devotissima al SS. Salvatore e alla madonna di Montevergine.
      In casa vi erano tre grandi immagini sacre: due sono delle stampe raffiguranti la madonna di Montevergine e quella di Pompei, la terza un dipinto di un pittore locale, dell'immagine del SS. Salvatore, copia perfetta della statua in chiesa. Questo dipinto piace molto a Nico, così come la statua in chiesa. Nel suo immaginario esso rappresenta un papà di maestosa autorevolezza e dignità, sicuro riferimento di conforto nei momenti lieti e tristi, un papà tanto desiderato e che, purtroppo, non c'è. In più il SS. Salvatore era anche sinonimo di festa patronale, di desideri che si realizzano in quei giorni di festa collettiva.

      Piccoli desideri, nulla di particolare per un bimbo abituato a non avere tante pretese; l'era della televisione, dei vari mass-media che impongono soprattutto per i più piccoli, un consumismo totalizzante, non era, per fortuna, ancora arrivata. Pertanto, l'abito nuovo, una tavola più ricca, andare alle giostrine con gli amici, già erano momenti di appagante gioia. La cosa, comunque, che più rappresentava per i bambini la festa, facendoli entrare nella vera dimensione della gioia e gaiezza, era la musica che arrivava direttamente nelle case, già dal mattino, delle bande musicali che giravano per tutte le vie del paese, e della stessa banda che accompagnava il corteo della statua per la raccolta delle offerte.

      Tutti uscivano in strada, anche se il pranzo era già pronto sulla tavola; si lasciava tutto e si attendeva che quelle note musicali, sentite in lontananza, prendessero corpo e sostanza in quel corteo: banda musicale, parroco e addetti alla raccolta delle offerte, statua e portatori ed, a chiudere, il popolo dei devoti. Ognuno, al passaggio della statua, in cuor suo o a voce alta, accompagnata da segni esteriori quale l'inchino e la croce, elevava una preghiera di supplica e di ringraziamento al SS. Salvatore.
    • SS.Salvatore festa e miracolo pt.2

      Mamma Maria ripeteva ogni anno lo stesso ringraziamento e preghiera:

      "Salvatò, accussi comm l'imm vist chist anno pure l'ann che vene"

      - Preghiera semplice nel contenuto e nella forma, ma carica di fede nel Dio creatore, misericordioso e salvatore - Solo in un anno non viene fatta questa preghiera, per un evento particolare. Siamo a pochi giorni dalla festa, a fine giugno. Nella casa di Nico fervono i preparativi: sono in corso le pulizie generali di tutti gli ambienti, anche del cortile, la tinteggiatura di qualche parete o stanza particolarmente malmessa. La mamma già preventiva le spese da effettuare per la cucina e per gli abiti nuovi, soprattutto per le figlie, sempre più orientate verso quelli sofisticati e costosi. La scuola è appena terminata. La festa si avvicina e Nico è felice, perché già incomincia a vivere questi momenti di preparazione, di trepida attesa di un qualcosa che porterà gioia per tutti.
      - Spesso l'attesa procura più forti sensazioni che l'evento stesso

      -Mentre tutto questo avviene, a cinque giorni dalla festa, accade un fatto drammatico.

      È mattino inoltrato e Nico non si alza dal letto. La mamma lo sveglia, invitandolo ad alzarsi poichè gli amici già erano passati a chiamarlo per la partitella a pallone concordata la sera prima. Il bambino si sveglia, ma rivela alla mamma che ha difficoltà a scendere dal letto, in quanto non sente più le gambe e non riesce a muoverle.

      La mamma lì per lì non da peso alla cosa, pensando che il bambino non avesse tanta voglia di alzarsi dal letto, ma pensando che era stato sempre sollecito non appena avesse sentito degli amici e della partitella al pallone, si sbianca in volto e mascherando a fatica la propria preoccupazione, cerca di aiutarlo, spostandogli le gambe, a scendere dal letto. I tentativi falliscono. Il bimbo non riesce a muovere le gambe. Allarme in casa e nel vicinato, attimi di panico. Si chiama il dottore del paese, che costatata l'effettiva gravità dei sintomi, consiglia alla famiglia di consultare uno specialista. A quei tempi il ricovero in ospedale era considerato come l'ultima soluzione da prendere.

      Il giorno successivo, tramite un vicino di casa, si fa arrivare un medico molto importante di Frattamaggiore, che visita il bambino. La diagnosi stilata dal luminare è di paralisi completa agli arti inferiori, che non rispondono a nessuna sollecitazione, anche di punture sotto la pianta dei piedi. Nico percepisce la gravità del momento da qualche lacrima che la mamma non riesce a trattenere e nascondere.

      - Dio ha fatto un grande dono ai bambini, anche per questo Gesù ci invita ad essere come essi, a non abbattersi mai e ad avere nel cuore sempre la speranza nelle cose belle e gioiose

      - Infatti, nonostante tutto, in Nico vi erano già le sensazioni della festa che stava per arrivare: della musica, degli amici alle giostrine, dell'abito nuovo, del volto felice della gente. Il dottore stabilì che il bambino non doveva essere mosso dal letto per nessun motivo, essendo ignote le cause del malanno; ordinò di fare delle analisi di laboratorio, attendere, intanto, l'evoluzione della paralisi, promettendo di attivarsi per la ricerca di un posto in un centro specialistico fuori regione. Siamo a tre giorni dalla festa. L'atmosfera che c'è in famiglia ed in casa non sono delle più liete, ma di tensione e preoccupazione, anche se tutti si sforzano di non darlo a capire al bambino. Nico non è stupido e legge negli occhi lucidi e gonfi, sfuggenti al suo sguardo, di chi gli sta vicino che le cose non vanno bene. Sempre più scorge la mamma inginocchiata a pregare davanti all'immagine del SS. Salvatore. Ogni giorno il dottore fa visita al bambino, controlla le sue reazioni, i risultati delle varie analisi, valuta attentamente l'evolversi della situazione, finchè non informa tutti i familiari di essere riuscito a trovare un posto in un centro specialistico di Roma per il martedì successivo. Siamo alla sera del venerdì della festa, tutti anche se, ulteriormente preoccupati da questa attesa, nei propri cuori, in silenzio assoluto, in una intesa di sguardi, all'unisono, colgono in quel annunciato tempo al ricovero, un segno benevolo, come se una volontà al di sopra di essi avesse già deciso che Nico sarebbe rimasto a Succivo per la festa. Ecco la festa! La preoccupazione lascia il posto alla speranza. Bisogna onorare la festa e circondare Nico di un ambiente normale, che lo faccia stare tranquillo e godere per quanto possibile di quelle ore di serenità e gioia. Pertanto ognuno si impegna in un comportamento gioviale ed a non far trasparire tensione ed apprensione.

      È la mattina di domenica. Fragorosi botti annunziano l'inizio della festa, svegliando l'intera comunità.

      In casa di Nico si fa colazione con caffè, latte e taralli. I fratelli indossano il vestito della festa, escono nel cortile per lasciare lo spazio alle sorelle per le faccende domestiche. Intanto la mamma è già impegnata in cucina per la preparazione del pranzo, soprattutto per il ragù che richiede diverse ore di cottura lenta. Ogni componente della famiglia prima di iniziare a fare le solite cose, è passato dal bambino per un bacio, una carezza ed un incoraggiamento che tutto sarebbe andato presto per il meglio.

      La casa di Nico era all'interno di un cortile a cui si accedeva dalla strada attraverso un grande portone di legno fatto ad arco. Il cortile di forma quadrata, abbastanza ampio (circa 20x20 mt), divideva due proprietà poste su due livelli ed un sottotetto: una esterna prospiciente la strada, l'altra interna della famiglia di Nico. Al piano superiore, dove si accedeva attraverso una scala esterna di una sola lunga rampa, vi erano le camere da letto dei figli. Al piano terra vi era la cucina, il bagno, la sala da pranzo e la camera matrimoniale. In questa camera, nel lettone della mamma, era stato da subito spostato Nico, per meglio accudirlo. Questa camera dava sul cortile con un ampio vano posto in esatta corrispondenza del grande portone di accesso alla strada. È passato da poco mezzogiorno, tutti si preparano per il pranzo, si imbandisce la tavola con il servizio buono di tovaglia e così per i piatti e le posate. La mamma aveva avvisato che all'una si sarebbe pranzato. La famiglia è riunita in casa, chi in cucina, chi nella sala da pranzo, chi da Nico a tenergli compagnia.
    • SS.Salvatore festa e miracolo pt.3

      Ad un tratto si sente un trambusto di passi e brusio di voci venire dalla strada che col passare dei minuti si fanno sempre più forti ed intensi. Cosa starà succedendo? La risposta arriva subito perché qualcuno dalla strada grida con forza a mo di annunzio: "Arriva ò Salvator, arriva ò Salvator". Infatti, anche se ancora in lontananza, si percepisce distintamente la musica che accompagna il corteo della statua del SS. Salvatore, che gira per la raccolta delle offerte.

      Tutti accorrono in strada per accogliere la Statua. Mamma Maria ha in mano l'offerta della famiglia da consegnare. Sono in attesa, prospicienti la strada, sull'uscio del grande portone che collega al cortile. Questa volta attendono con maggiore fervore di fede e devozione spinti da un'unica preghiera che echeggia con forza dai loro cuori. Chiaramente l'unico a rimanere in casa è il povero Nico, che non potendosi muovere dal letto, tende l'udito a ciò che sta avvenendo fuori ed all'ascolto della musica della banda per riuscire a capire a quanta distanza fosse. Sempre più all'orecchio di Nico la musica nitidamente sovrasta il brusio di voci ed il trambusto della gente che si agita di fuori.
      Ecco ora sente unicamente la musica, il corteo è arrivato proprio davanti al suo portone. In quel preciso istante si sente un grido forte, un comando perentorio: "Pront a calat" ed i portatori spostano dalle loro spalle tutto l'apparato che sorregge la Statua su delle assi di legno poste in verticale, per poter consumare qualche minuto di riposo, cosa che avveniva ad intervalli regolari di tempo, lungo tutto il percorso delle vie cittadine. La musica che attraverso il portone, il cortile e l'uscio aperto della camera arriva a Nico, diventa per lui un richiamo irresistibile. Troppa è la voglia di vedere quel corteo: la banda musicale, la Statua del SS. Salvatore, i portatori, la gente, i venditori di palloncini ad aria compressa e di giocattoli in genere.

      Non c'è tempo da perdere, il corteo da un momento all'altro può andare via; Nico sposta con le braccia le lenzuola dalle gambe, le solleva e le sposta, per qualche istante rimane seduto sul letto con i piedi che toccano quasi il pavimento. Nico vuole arrivare, a costo di trascinarsi per terra, quantomeno all'uscio della camera per guardare fuori. Scivola dal letto fino ad arrivare con i piedi per terra, poggia con forza i piedi, le gambe lo sostengono, si avvia all'uscio con passi incerti e traballanti. Finalmente è all'uscio e guarda fuori: tanta gente, su tutti si eleva maestosa la Statua del SS. Salvatore.

      Nico prende coscienza che può muoversi e cerca di attirare l'attenzione dei suoi e della mamma, che essendo rivolti verso la strada ed il corteo, in quel trambusto non se ne avvedono. Così fa altri passi, si immette nel cortile cercando di raggiungere la mamma. Nel frattempo ad un altro nitido e perentorio comando: "Pront a izat", i portatori rimettono in spalla la Statua ed il corteo riprende la sua marcia. Nico è a metà del cortile e mentre tutti si intrattengono a seguire con lo sguardo il corteo che si allontana, mamma Maria, che dopo aver dato l'offerta, si era ritirata più indietro, nel cortile, ha una strana sensazione, come se qualcuno alle sue spalle la osservasse, eppure non era rimasto nessuno dietro di lei. Istintivamente si gira di scatto e di primo impatto non crede ai propri occhi: Nico è lì fermo, in piedi, in mezzo al cortile, scalzo ed in pigiama. Per lunghi interminabili attimi si guardano negli occhi e spinti da un irrefrenabile desiderio si corrono incontro per appagarsi di una gioia smisurata in un lungo e affettuosissimo abbraccio. Nico viene raccolto dalla mamma, così come un uccellino caduto dal nido e portato in casa sul letto.

      I fratelli e le sorelle di Nico, presi da ciò che avveniva in strada, non si sono accorti di nulla. Al rientro in casa per apprestarsi a consumare il pranzo della festa, si presenta ai loro occhi una scena sorprendente: la mamma e Nico sono sul letto, una seduta con gli occhi pieni di lacrime e l'altro saltellante come un grillo, festoso per la ritrovata mobilità. Abbracci, baci e gioia generale mentre la mamma racconta l'accaduto. Anche se ognuno è consapevole che le preghiere al SS. Salvatore, in occasione della festa, avevano determinato la guarigione di Nico, si guardano negli occhi e non pronunciano mai la parola MIRACOLO. Questo a preservare un rapporto intimo di fede con il Cristo Trasfigurato che aveva benevolmente guardato questa umile e povera famiglia. Niente clamore, nessuna divulgazione nel vicinato, di ciò che era accaduto. La "cura" del luminare di Frattamaggiore, aveva prodotto la repentina guarigione.

      Oggi, Nico è nella terza età, marito, padre e nonno. Ha vissuto e vive la sua vita nella normalità e semplicità, tutto dedito alla famiglia ed al lavoro. In lui Gesù Salvatore è sempre presente, anche se a volte, la sua fede, come capita a tanti, non si dimostra completamente all'altezza di questo dono prezioso ricevuto. Questo è il MIRACOLO più grande che ognuno deve chiedere a Gesù Cristo Trasfigurato, SS. Salvatore, in occasione soprattutto della festa in suo onore e devozione, momento particolare di fervore di Fede per ciò che ci hanno trasmesso i nostri genitori, per quello che attualmente viviamo e soprattutto per l'unione dell'intera comunità che si allarga con gioia anche alle nuove famiglie già arrivate e che arriveranno, in un Santo Vincolo di AMORE per il messaggio di salvezza eterna che Egli ci ha portato, perché resti per sempre nei nostri cuori.

      Avere memoria delle proprie tradizioni non è chiudersi, con patetica nostalgia, a difesa di usi e modi di fare, che il corso dei tempi, inesorabilmente, cambia e cambierà sempre, ma riconoscersi tutti insieme in radici comuni, per conservare, come comunità, una nostra identità e dignità. Soprattutto in tema di Fede, la nostra comunità dobbiamo raffigurarcela come un grande albero che costantemente cresce e da nuovi germogli e frutti, perché tutti i suoi rami vecchi e nuovi, qualche innesto esterno, si uniscono in un solo tronco che collegato a grandi radici si tiene saldamente ancorato al terreno per non essere abbattuto dalla tempesta e costantemente si nutre per non essiccare e morire.Una COMUNITA' per essere sana e viva ha bisogno di MEMORIA e UNITA'.
    • Ripartire da Cristo pt.1

      "Vogliamo vedere Gesù". Fu la richiesta fatta da alcuni Greci all'apostolo Filippo, che si erano recati a Gerusalemme per la Pasqua. E' la domanda che ancora oggi ci viene dagli uomini del nostro tempo, anche se spesso inconsapevolmente. Non solo vogliono sentir parlare di Cristo, ma vederlo.

      Non è forse questo il compito della Chiesa nella storia, in ogni tempo, nella società, la nostra società, e soprattutto per questo terzo millennio? Dunque dobbiamo farci contemplatori del volto di Cristo! Oggi più che mai, lo sguardo deve essere fisso su di lui. Ma quale volto di Cristo? Nel Vangelo di Matteo leggiamo che Gesù volendosi sottrarre al clamore della folla, salì sul Monte a pregare, portando con se Pietro, Giacomo e Giovanni.

      Abissatosi nella preghiera ardente, nella comunione profonda con il Padre, nell'adorazione perfetta della sua volontà, avviene una sorprendente e meravigliosa trasformazione, visibile anche nel corpo: "il suo volto cambiò d'aspetto, splendente come il sole, le sue vesti divennero candide come la neve". Tutto emana una luce sfolgorante, la sua persona irradia bagliori, il Figlio brilla della luce stessa di Dio, la pienezza della divinità abita in lui. Avvolti nella stessa luce sono Mosè ed Elia, la Legge e la Profezia, la Promessa e l'Attesa.
      Ciò che Mosè ed Elia bramarono vedere, ossia il Volto di Dio, il suo Splendore, la sua Bellezza, è invece concesso agli occhi stanchi e sorpresi dei tre. "Maestro è bello per noi stare qui", esclama Pietro. Si, è gratificante, meraviglioso, rasserenante sostare dinanzi a questo Volto, perché solo qui l'uomo trova la sua salvezza e la vita; dinanzi a questo Volto si sente amato, custodito, protetto; solo qui può scoprire e comprendere la verità del suo esistere, può raggiungere se stesso, divenendo come lui, figlio obbediente.

      "Gesù è la vera novità che supera ogni attesa dell'umanità e tale rimarrà per sempre, attraverso il succedersi delle epoche storiche. L'incarnazione del Figlio di Dio e la salvezza che egli ha operato con la sua morte e risurrezione sono dunque il vero criterio per giudicare la realtà temporale e ogni progetto che mira a rendere la vita dell'uomo sempre più umana" (Incarnationis mysterium, 1). Gesù è il Figlio amato del Padre, l'irradiazione della sua gloria, il Verbo eterno da ascoltare, la Parola rivelatrice ed unica del Padre. "Questi è il mio Figlio, l'eletto, ascoltatelo". Il Volto trasfigurato di Cristo è il volto su cui dobbiamo tenere fisso lo sguardo e che dobbiamo comunicare, luce come lui, agli altri.

      "Sii benedetto, o Padre, che nel tuo infinito amore ci hai donato l'unigenito tuo Figlio, fattosi carne per opera dello Spirito Santo nel seno purissimo della Vergine Maria, e nato a Betlemme duemila anni or sono. Egli si è fatto nostro compagno di viaggio e ha dato nuovo significato alla storia, che è un cammino fatto insieme nel travaglio e nella sofferenza, nella fedeltà e nell'amore, verso quei nuovi cieli e quella nuova terra in cui Tu, vinta la morte, sarai tutto in tutti" (Preghiera per la celebrazione del Giubileo del 2000 di Giovanni Paolo II). L'Apostolo Paolo eleva un canto di lode e di ringraziamento: "Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà.

      E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l'ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, poiché egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva in lui prestabilito per realizzarlo nella pienezza dei tempi: il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra" (Ef 1,1-10).

      "Se infatti, quand'eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita" (Rm5,10). "Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia" (Gv 1,16). "Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione" (2Cor 5,18). "Non si tratta di inventare un nuovo programma. Il programma c'è già: è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste". Così si esprime il Servo di Dio Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte (n° 29) al termine del Grande Giubileo del 2000.
    • Ripartire da Cristo pt.2

      E continua, "E' nelle Chiese locali che questo annuncio di Cristo raggiunge le persone, plasma le comunità, incide in profondità mediante la testimonianza dei valori evangelici nella società e nella cultura". Questo è il cammino che si propone la nostra Comunità parrocchiale della Trasfigurazione di Cristo in questi anni; questo è il cambiamento che deve subire la nostra festa patronale, che altro non è che un ritorno a Cristo e un incentrare tutto su Cristo.

      Che cosa significa concretamente tutto questo? Il cambiamento è sempre qualcosa che fa paura, perché è un rimettere sempre e tutto in discussione, ma altro non è che un voler rendere ragione delle nostre tradizioni e voler trasmettere il vero messaggio di tutto questo in un mondo e ad una società che cambia.

      Il Papa prosegue, nella Lettera citata prima, a indicare alcune priorità pastorali, come le chiama. Innanzitutto la Santità, prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale, anzi, che sembra essere "urgenza" pastorale. Lo aveva già detto nel V Capitolo della Lumen gentium, Costituzione dogmatica sulla Chiesa, dedicato alla vocazione universale alla santità.
      La santità: Misura alta della vita cristiana ordinaria. L'arte della Preghiera: assistiamo a una diffusa esigenza di spiritualità, un rinnovato bisogno di preghiera. "Noi che abbiamo la grazia di credere in Cristo, rivelatore del Padre e Salvatore del mondo, abbiamo il dovere di mostrare a quali profondità possa portare il rapporto con lui".

      La preghiera: Dialogo d'amore, tocco dello Spirito, abbandono nel cuore del Padre. "Le nostre comunità cristiane devono diventare autentiche scuole di preghiera, un aprire il cuore a Dio per aprirlo sempre più ai fratelli. L'Eucaristia domenicale e la stessa domenica: giorno speciale della fede, giorno del Signore risorto e del dono dello Spirito, vera Pasqua della settimana. Ce lo diceva già nella Dies Domini: la partecipazione all'Eucaristia sia veramente, per ogni battezzato, il cuore della domenica, non solo per assolvere a un precetto, ma come bisogno di una vita cristiana consapevole e coerente. E ancora: il sacramento della Riconciliazione, il primato della Grazia: guai a dimenticare che senza di Cristo non possiamo fare nulla; l'ascolto e l'annuncio della Parola, con la lectio divina, soprattutto nei gruppi cristiani e giovanili. Ecco, allora, mi permetto di dire come Parroco, il cambiamento che sta già avvenendo nella nostra Comunità parrocchiale e di cui la festa degli ultimi anni è un segno. Sin dai primi mesi come Parroco in mezzo a voi abbiamo istituito la "Scuola di Preghiera". Prima ancora che programmare, organizzare, vi dissi allora: preghiamo! Perché tutto il lavoro pastorale non divenisse solo attivismo siamo andati subito al cuore. Alla scuola di Gesù gli abbiamo chiesto: "Maestro, insegnaci a pregare". La centralità dell'Eucaristia, fonte e culmine della vita della Chiesa e quindi di ogni Comunità cristiana. L'importanza della Messa domenicale, la cura della Liturgia e il coinvolgimento dell'Assemblea, il decoro del nostro Tempio parrocchiale, la Cappella dell'Adorazione perpetua. Tutto ci parla dell'Eucaristia, tutto ci dice che essa è al centro della nostra vita parrocchiale, tutto ci invita a divenire eucaristia per i fratelli.

      E' quello che abbiamo inteso fare con l'istituzione della nuova Caritas parrocchiale. "Nel sacramento dell'Eucaristia il Salvatore, incarnatosi nel grembo di Maria venti secoli fa, continua a offrirsi all'umanità come sorgente di vita divina" (Tertio Millennio adveniente, 55). E, ancora, la disponibilità dei sacerdoti per ascoltare le nostre confessioni, per dare quella Grazia di cui nessuno può fare a meno. L a stessa devozione alla Madre di Dio, in cui il nostro popolo si è sempre distinto, è ancora un segno che questa Comunità vuole e comprende il cambiamento. "Eccolo, è il Signore Dio nostro. Eccolo, mediatore tra Dio e gli uomini, uomo salvatore nostro. Nato dal Padre, creò egli sua Madre; creato così, dalla carne della Madre, glorificò il Padre". (Sant'Agostino, Discorso 195,2). Sono solo alcune piccole cose che abbiamo già messo in chiaro, ma siamo ancora all'inizio del cambiamento. Ad esempio dobbiamo dare più spazio all'ascolto della Parola, ne abbiamo vissuto solo qualche accenno nella Lectio divina fatta in quaresima.

      Concludo questo contributo che mi è stato chiesto con l'augurio di ascoltare l'amato Gesù Salvatore, di conformare tutta la nostra vita alla sua, di cercare sempre e ovunque, negli avvenimenti e nelle persone che ci circondano, il suo Volto; di scegliere la sua logica di obbedienza, di servizio, di divenire un riflesso della Sua bellezza. Che sia per tutti una continua ascesa al Tabor, un quotidiano tendere alla Trasfigurazione in Dio. "Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo, ieri, oggi e sempre" (Eb 13,8), sia con voi, sempre!
  • Realizzazione a cura di: Domenico Gennari, Francesco Crispino, Giovanni Perrotta, Gabriele Margarita.

    Un grazie sentito e referente per l'adesione all'iniziativa e per il prezioso contributo prodotto, al nostro amato Parroco

    Don CRESCENZO ABBATE.